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«Clausi cum clave» a Viterbo

Quanta storia la nostra bella e antica Viterbo!

Oggi parliamo dell’elezione papale più lunga nella storia della Chiesa, ovvero «Clausi cum clave»

Eravamo al tempo dei conflitti fra l’Impero e il Papato in Europa nel Medio Evo (che abbiamo studiato sui banchi di scuola, ma forse anche dimenticato).

La elezione papale del 1268-71, tenutasi a Viterbo dopo la morte di Clemente IV, fu la più lunga nella storia della Chiesa e si concluse con l’elezione di Tedaldo Visconti, che prese il nome di Gregorio X.

L’inusitata lunghezza di questa elezione (la Sede vacante durò complessivamente ben 1006 giorni) fu causata dalle marcate contrapposizioni tra i cardinali, che non riuscivano a trovare un accordo; ciò portò il popolo viterbese, esasperato, a segregare inizialmente i cardinali all’interno del Palazzo dei Papi (clausi cum clave), quindi a ridurre drasticamente il loro vitto, ed infine addirittura a scoperchiare il tetto dello stesso Palazzo.

Questa elezione è pertanto considerata comunemente come il primo Conclave nella storia della Chiesa cattolica.

Alla morte di Clemente IV il Sacro Collegio era formato da 20 cardinali, uno dei quali – il vescovo di Albano Raoul de Chevriéres Grosparmi – si trovava peraltro al seguito di Luigi IX di Francia in Tunisia, ove morì nell’agosto 1270.

I cardinali erano storicamente divisi in due partiti, la Pars Caroli (filofrancese e filoangioina, o “guelfa”), che poteva contare su 7 o 8 cardinali, e la Pars Imperii (filotedesca, o “ghibellina”), cui facevano riferimento una decina di cardinali, due dei quali, peraltro, morirono durante le votazioni.

Oltre a questa divisione storica, i cardinali elettori erano ulteriormente suddivisi (per ragioni familiari o personali), in almeno quattro fazioni tra loro contrapposte, e questo rendeva sempre più problematico un accordo, considerando oltretutto che era necessaria una maggioranza di due terzi degli elettori.

Occorre anche ricordare come, in quei momenti, tutto il mondo cristiano fosse profondamente scosso dall’uccisione del sedicenne Corradino di Svevia, ultimo erede del casato di Hohenstaufen, fatto decapitare a Napoli da Carlo d’Angiò il 29 ottobre 1268 nell’indifferenza o addirittura (secondo molti), con il favore di Papa Clemente IV.

Inoltre, un altro drammatico fatto di sangue si svolse proprio a Viterbo durante il Conclave: Enrico di Cornovaglia, nipote di Enrico III d’Inghilterra, mentre assisteva alla Messa nella chiesa di San Silvestro durante la lunga sosta viterbese del corteo funebre che riportava in Francia i resti di Luigi IX venne barbaramente trucidato (il 13 marzo 1271) dal cugino Guido di Montfort.

Ma di questo fatto, ne parliamo un’altra volta.

Trascorsi diversi giorni dalla morte di papa Clemente IV i membri del Sacro Collegio si riunirono a Viterbo per eleggere il nuovo papa.

All’inizio i cardinali si recavano una volta al giorno presso la Cattedrale di Viterbo per incontrarsi e votare; ritornavano quindi presso le rispettive residenze. La tradizione voleva infatti che l’elezione avesse luogo nella Cattedrale della città ove era deceduto il precedente Pontefice.

Per quasi un anno le votazioni si susseguirono senza alcun risultato positivo, finché i cardinali non rivolsero la loro attenzione su Filippo Benizi, Priore Generale dell’Ordine dei Serviti, religioso in odore di santità (sarà effettivamente canonizzato da Clemente X nel 1671).

Si dice che il buon frate, però, una volta informato delle intenzioni del Sacro Collegio, ritenendosi indegno, sia fuggito in una grotta sul Monte Amiata.

Anche Bonaventura da Bagnoregio, settimo successore di San Francesco d’Assisi come generale dell’Ordine Francescano, pare abbia rifiutato in modo netto la possibile elezione. La situazione era di totale stallo e in città erano talora presenti sia Carlo d’Angiò che Filippo III di Francia, quasi a voler tenere sotto controllo il comportamento dei cardinali.

Ma poi, Carlo d’Angiò si decise di lasciare la città, pur nel segreto convincimento che la sua lontananza da Viterbo avrebbe reso quasi impossibile l’elezione di un Papa a lui gradito.

A questo punto vi fu, secondo la maggioranza degli storici, l’importante intervento proprio di Bonaventura che era nativo di quella terra (Bagnoregio dista da Viterbo solo 20 km.). Il frate francescano, con una serie di prediche, sollecitò l’elezione del successore di Pietro e, soprattutto, segnalò la necessità che il nuovo papa fosse scelto al di fuori del collegio cardinalizio.

La città di Viterbo era guidata, in quel tempo, dal podestà Alberto di Montebuono e, soprattutto, dal capitano del Popolo, Raniero Gatti, uomo energico e molto stimato: i due, interpretando lo sdegno e l’insofferenza del popolo viterbese, convinti della necessità di sottrarre i cardinali elettori a tutte le pressioni provenienti dall’esterno, il 1º giugno 1270 ordinarono la chiusura delle porte della città e colti di sorpresa (i cardinali) li fecero condurre a forza nella grande sala del Palazzo dei Papi ove dissero loro che, non li avrebbero più fatti uscire da quelle mura finché non avessero eletto il nuovo Papa.

Dopo pochi giorni, per aumentare la pressione sul collegio cardinalizio, Raniero Gatti ordinò di ridurre le somministrazioni di vitto e di scoperchiare buona parte del tetto dell’aula dove erano rinchiusi i porporati.

Peraltro, a differenza di quello che comunemente si crede, gli storici sono oggi concordi nell’asserire che tale situazione di estrema segregazione nella sola aula del Palazzo si sia protratta per non più di tre settimane: infatti il 21 giugno dello stesso 1270 i magistrati viterbesi consentirono ai cardinali di occupare anche tutte le altre stanze del Palazzo Papale per risiedervi e soggiornarvi, pur permanendo il divieto di lasciare il palazzo fino all’avvenuta elezione.

Nel frattempo Bonaventura da Bagnoregio “flagellava” sempre più duramente il Sacro Collegio con le sue rampogne.

Dopo pochi mesi la mutata situazione spinse i cardinali ad una decisione non infrequente in quegli anni: i porporati delegarono infatti il 1º settembre 1271 una Commissione, formata da sei di loro, con l’incarico di eleggere il nuovo Papa nel termine di due giorni.

Fu peraltro assolutamente sorprendente il fatto che la Commissione delegata impiegasse solo poche ore, lo stesso 1º settembre 1271, per designare il nuovo Pontefice Romano nella persona di Tedaldo Visconti, un nobile piacentino, molto stimato per la sua bontà d’animo e la sua onestà, che in quei giorni si trovava a San Giovanni d’Acri per la nona crociata, al seguito di Edoardo I d’Inghilterra.

Il Visconti, che non era nemmeno prete avendo ricevuto soltanto gli ordini minori, fu informato quanto prima dell’elezione e, benché fosse stupefatto, si precipitò a Viterbo, ove giunse il 10 febbraio 1272, vi fu ordinato prete il 13 marzo dello stesso anno, e si recò quindi a Roma dove venne incoronato Papa il 27 marzo 1272 con il nome di Gregorio X.

Rosanna De Marchi

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