Sabato 28 e Domenica 29 dalle ore 10:00 alle 19:00

Luigi Fondi

Presentazione dell'artista

Luigi Fondi da sempre Pittore e Scultore. Nasce nel 1954 a Soriano Nel Cimino (VT). Vive a Massa-Carrara fino all’età di 24 anni dove si diploma prima al Liceo Artistico poi all’Accademia di Belle Arti (Sez. Scultura). Nel 1978 si trasferisce a Soriano.  Lavora nelle cave di pietra (peperino) e contemporaneamente si abilita all’insegnamento: dell’Educazione Artistica, delle Discipline Plastiche, nell’Arte del Marmo e della Pietra … in Disegno e Storia dell’Arte (che insegna da 30 anni nei Licei Scientifici della Provincia di Viterbo).

Nel 2013, insieme a Crucili, Sanna, formano il gruppo d’arte “INCONTRIAMO IL NOSTRO TEMPO”. Uno dei primi “incontri” è con il Maestro TITO Amodei e Ottaviano D’Egidio (architetto e poeta) che onorano il “gruppo” della loro stima, amicizia e fiducia. L’incontro con questo “patriarca” della scultura Italiana sarà per Fondi “L’ANNUNCIAZIONE” dove, la sua ansietà di interminabile conclusione dell’opera  espressa dal mestiere e dall’epica del fare, acquisisce “L’ANNUNCIO” di  una conferma dal  significato non solo estetico, ma etico … perché per Fondi, il compimento dell’opera avviene soltanto quando essa viene composta per essere esposta ed è SOLTANTO IN QUESTO MOMENTO CHE LO SCULTORE PERCEPISCE LA RIVELAZIONE DELLA CONCRETA E MISTERIOSA VERITA’ DELL’ARTE … … e Fondi, (scrive ancora il nonagenario amico, collega e Maestro Scultore TiTo Amodei) dal grande mestiere di tagliatore di Pietre, contemporaneo nello spirito di artista, innamorato delle forme, nel suo segreto sogno attende un ritorno all’amore della bellezza non effimera. 

Ultime esposizioni dal 2016/21:

3 Dicembre – 8 Gennaio 2017: Palazzo Chigi Albani Soriano nel Cimino “INCONTRIAMO IL NOSTRO TEMPO CON TITO”;

3 Settembre 2017: PERIMETRI DELL’ARTE (progetto a cura di Giuliano Allegri) Stradella città di Pavia … “Un grande scultore per un grande vino dell’Oltre Po’ Pavese”. (Cantina Giorgi dal 1870);

1 – 23 Settembre 2018: Mostra antologica a Castello di Belgioioso (PV),  “LUIGI FONDI e L’ANIMA PARLANTE DELLA PIETRA”;

Ottobre 2019: Il comune di Stradella (PV) inaugura all’interno del Palazzo Comunale il “CORRIDOIO Luigi Fondi” dove sono esposte in modo permanente opere in marmo e in pietra;

7 Marzo – 30 Settembre 2020 a Palazzo Vescovile – Pinacoteca San Francesco e Museo della Città-Civico e Diocesano di Acquapendente (VT) “I GIARDINI DI PIERO”, INCONTRIAMO IL NOSTRO TEMPO con Alessio Paternesi.

Luigi Fondi e l’anima parlante della pietra. Testo di Fabrizio Guerrini (ED. DELLA BEZUGA)

Castello di Belgioioso, Pavia (1-25 Settembre  2018) 

Leoni, gatti, persino galline e colombi come fossero grottesche strappate dai muri di Villa Madama a Roma dove, nel Cinquecento, Giulio Romano recuperò e rielaborò le forme fantastiche e surreali della Domus Aurea dell’imperatore Nerone. C’è il passato che torna e si rigenera nell’opera di Luigi Fondi. Luigi Fondi, scultore e pittore, ma in fin dei conti soprattutto poeta oltre che lucido visionario. Quando lavora la pietra (e il termine “lavora” è appropriato visto il suo passato di uomo di cava dove la materia è soprattutto sudore) va alla ricerca della matrice, dell’impronta di tutti passati, assorbiti come fosse quella una spugna del tempo. Luigi Fondi è alla costante ricerca di quel dna, fatto di storie umane e naturali che lui  metabolizza e reinterpreta. L’obiettivo è costante nel suo lavoro (lavoro: riecco il termine dotato di doppia nobilitazione, creativa e produttiva): mostrare la modernità della sua esistenza sullo sfondo delle altre esistenze. Non è facile, non è immediato. Non è un compito per tutti, artisti compresi. Luigi Fondi sa molto bene che certi percorsi artistici, quelli più genuini e onesti, non nascono tanto da una bella intuizione, quanto dalla capacità di riflettere su quella prima intuizione per capire se, insieme ad essa, c’è un messaggio principale e determinante.  Compito arduo, serve tempo. Serve pazienza in attesa di un pensiero in grado di raccogliere gli stimoli tattili e visivi di fronte alla pietra grezza. Tempo. Pazienza. Annota l’artista nel suo diario di viaggio: <Nella mia “capanna” il tempo si ferma. Tutto procede con lentezza, perchè ho imparato che nella scultura non bisogna avere fretta … tanto la forma è dentro la materia e per uscire la mano dello scultore pazientemente aspetta>. 

La mano dell’artista. Quella mano che sa attendere ciò che l’occhio e la mente trovano, dialogando in modo intenso con la materia. Ed è questo soprattutto un gioco di anime, di link interiori e ancestrali che mettono in contatto l’esploratore con la materia da esplorare.  Un gioco complesso in cui lo scultore accetta di non lasciarsi guidare esclusivamente dal repertorio pratico delle proprie precedenti esperienze. Non c’è abitudine, non c’è routine. <CAVALCANDO la PIETRA silenziosa RICERCANDO un SEGNO che mi porti verso la FORMA immaginata … il SUPERFLUO togliendo”. Fondi sceglie con attenzione, per descrivere il proprio procedere creativo,  i sostantivi e i gerundi da porre, grazie alle lettere maiuscole, nella massima attenzione di chi legge. Cavalcando, pietra, ricercando, segno, forma, superfluo. Un manifesto  ristretto e pregnante del suo agire d’artista. Per lui l’affrontare la materia-pietra è la ricerca di un segno che sia sintesi vera, pensiero liberato finalmente da ogni agglomerato di appendici inutili e superficiali.

C’è voglia di un ritrovato umanesimo nel corpus creativo di Luigi Fondi. L’artista riconosce e  rigenera l’importanza dei modelli antichi: siano essi figure rupestri, reperti ancestrali, maschere di civiltà sepolte, fino alla purezza e all’equilibrio dell’arte rinascimentale arrivando alle avanguardie dell’espressione artistica contemporanea. I confini creativi e temporali, le categorie critiche sono cose, per lui sorpassate e mal digerite sul piano della propria filosofia. L’antico e il nuovo, la contemporaneità e ogni passato vissuto e conosciuto (e… perché no, da conoscere). Luigi Fondi attinge ai pensieri dell’arte con la coerenza di chi non si abitua alle mode e ai preconcetti critici. Così accade che, per spiegare una sua opera dedicata al grande Sebastian Matta (artista puro, senza se e senza ma) Luigi Fondi citi la poesia di un suo amico. Poeta e religioso, un Padre Passionista. Il tema della poesia è l’evocazione delle vestigia tombali della civiltà etrusca (di cui la terra dove vive Fondi è ricca), le necropoli come luoghi della memoria e del tempo che corre lasciando, comunque, una traccia del proprio passaggio. Una poesia, la memoria di un grande artista, il tempo che corre. Fondi parte e arriva qui, un viaggio che affascina chi guarda i suoi lavori.

“TARQUINIA, HO SEPOLTO POSSIBILI RECUPERI
nel cuore del mare
e sono partito.
Vaso etrusco è la pelle che ti contiene
segni di terra
rossi e azzurri
nel mistero dei morti”.

Il tempo, come la pietra. Materia ottima da scolpire, anche se la più difficile e inquietante. Luigi Fondi realizza “L’orologio del tempo”, ma ogni sua scultura è, di fatto, un frammento di tempo pietrificato.  Le sue popolane, a volte madri e sante, o i suoi cavalieri, soprattutto i suoi animali da bestiario medievale ritrovato,  sembrano destinati a tornare da dove appaiono provenire: la facciata di pietra arenaria di una chiesa romanica, magari proprio il San Michele di Pavia, la chiesa degli antichi re. Il passato e il presente. E tra essi  figure di donne e uomini pensanti che, per l’artista, sono guide del pensiero artistico. “IL TEMPO è LA COSA più IMPORTANTE: esso è un semplice pseudonimo della vita stessa“. Luigi Fondi per descrivere un altro suo lavoro cita questo passaggio di una lettera di Antonio Gramsci. Il carcere e la dignità di chi non si arrendere ad ogni forma di tirannia. Il tempo e chi lo sfida da protagonista: una sfida per titani da narrare a chi  troppo spesso, e siamo molti, smarrisce il significato del tempo e della vita stessa.

La passione politica, la lotta ideale sono altre tracce che la pietra può far rivivere grazie alla mano paziente dello scultore. Il VECCHIO MONDO STA MORENDO. QUELLO NUOVO TARDA A COMPARIRE … E IN QUESTO CHIARO-SCURO NASCONO I MOSTRI”. Altra citazione di Gramsci che fa da densa didascalia a una tecnica mista in cui Luigi Fondi racconta il suo Gramsci, il Rivoluzionario (è il titolo dell’opera stessa).  Lo sguardo  intenso, il volto scolpito (dove inizia lo scultore e dove finisce il pittore non è un problema di Fondi) sul cartone con matita e carboncino come fossero scalpelli, alcune ombre di colore che non turbano la potenza marmorea del disegno: Gramsci guarda il mondo fuori dall’opera e chiama a raccolta i pensieri migliori, quelli destinati a cambiarlo. Luigi Fondi è lì, insieme alla sua opera a sperare la stessa cosa.

Sito realizzato da Federico Botarelli © 2021. Tutti i diritti riservati
Privacy Policy / Terms of Use